domenica 30 dicembre 2012

Aracnoidal Pt 07 - Nella mischia...


Osservando la sparatoria, Cercil si rese conto che a nessuno sarebbe importato di lui: quei bastardi erano troppo impegnati a scannarsi fra di loro… Però era meglio non farsi notare troppo e lasciare la moto da qualche parte, non visibile ma a portata di mano, nel caso gli eventi avessero preso una piega spiacevole. Con circospezione lasciò la moto sul tetto di un capannone, scese dalla scala antincendio dell’edificio e, arrivato in strada, si avvicinò alla moto dello scagnozzo più grosso di Master Piece: era pochi passi dietro il suo centauro, ancora col motore acceso. Sulla sella, svenuta, giaceva Cassandra, con le punte dei capelli che sfrigolavano a contatto con la marmitta rovente. Scosse delicatamente un braccio della ragazza, coprendole la bocca per evitare che urlasse. Quando lei aprì piano gli occhi, le sussurrò: “Non so neanche chi sei, ma stai simpatica a mia sorella…per cui ti porto via di qui…sembri ridotta male…puoi camminare?” . La ragazza annuì con una smorfia di dolore… “Avanti…seguimi…dai su coraggio: se resti nelle mani di quella gente non sai cosa potrebbero farti…violenze, torture…” Con un fil di voce, Cassie rispose al suo salvatore, con sarcasmo: “Torture? Ma non mi dire…” Si sollevò piano appoggiandosi al braccio vero di Cercil, poi cercò di camminare, ma le ginocchia le cedetterò… “Mi dispiace ragazzo…sarei veramente entusiasta di seguirti, ma temo che il mio corpo abbia deciso di non collaborare…” si asciugò un rivolo di sangue dall’angolo della bocca. “E va bene…” disse Cercil “ti porto io…scusa la mancanza di delicatezza, ma vorrei conservare i tre arti che mi son rimasti…dobbiamo filare…ohissa!” e la sollevò come fosse un fuscello, sistemandosela sulla spalla bionica come fosse un sacco di patate.    Camminando rasente ai muri, col suo insolito “bottino” raggiunse la scala, ma all’improvviso... “Ehi quel mezzo cyborg se la sta svignando con la nostra pollastrella!”
 “Oh merda! Lo dicevo che stava andando troppo liscia…”                                                                                        

Mentre ancora inveiva mentalmente contro i suoi superiori, vagando senza meta per le strade della città, Jack si riscosse sentendo degli spari. Si avvicinò verso la fonte del rumore, seguendo la cortina di fumo che si levava dai palazzi davanti a lui. Svoltato l’angolo si trovò davanti a una guerriglia tra bande armate e polizia… “Che deliziosa scaramuccia…oh cazzo…” Impallidendo osservò un tizio con un fucile a canne mozze, che trascinava Cassandra per i capelli e, sollevatala di peso come un trofeo di caccia, la gettava sulla sua moto, riprendendo poi a sparare davanti a sé. “Devo raggiungerla…sembra messa male…deve avere avuto un incontro col Cyborg…ehi ma quello chi diavolo è?” Un ragazzo di circa 16 anni, coi capelli a spazzola, gli occhi sinceri e un braccio bionico, stava aiutando Cassie a scappare…ma perché mai? “Quella ragazza ha degli amici ovunque…non pensavo se la facesse anche coi ragazzini…va beh…meglio seguirli, va’…” e, tiratosi, il cappuccio sul viso strisciò nelle viuzze limitrofe, sempre tenendo d’occhio i due fuggitivi… “Merda li hanno beccati! Certo che questo ragazzino però ha fegato…quasi, quasi lo assumo…” poggiò a terra lo zaino e ne tirò fuori un fucile zincato, color cielo d’Irlanda, mirando dritto in mezzo agli occhi del più vicino degli sgherri che Cercil e Cassandra avevano alle costole…


Alice

mercoledì 28 novembre 2012

Aracnoidal Pt.06 - Libera? -

Il contatto con la superficie ruvida del terreno la faceva sentire sporca. Dentro e fuori. Visibilmente rintanata nei suoi pensieri come una chioccia mantide dei suoi stessi geni, s'appallottolava sul bordo del marciapiede in preda a spasmi sempre più lancinanti. Il mondo attorno le pareva mutato. Torri di controllo svettavano verso il firmamento fino a violentarlo, veleni appestavano le strade creando cannibali da una fame insaziabile, cellule cancerogene si moltiplicavano a perdita d'occhio abbellendo splendidi seni di muffa appesi a scheletri brulicanti per le strade, eppure non potevano essere passate che ore, al massimo, pochi giorni. Madida di sudore e febbricitante s'aggrappò in uno scatto disperato alla vetrina di un negozio, coi suoi polpastrelli, novella ragazza ragno, distendendo l'intera superficie della sua guancia sul piano trasparente, massaggiandolo e chinando lo sguardo sul terreno, socchiudendo gli occhi, immaginando intensamente tutto quello di cui avrebbe avuto bisogno. Su tutto, Jack. Si strusciava, osservava l'interno del negozio con la sua vista dispersa nel vuoto, la sua attenzione era da tutt'altra parte, anzi non esisteva proprio. Articolazioni, legamenti, muscoli, persino la luce del sole era fonte di inestimabile sofferenza. Lividi, contusioni, fratture, erano il suo elegante abito per sfilare al ballo delle lolite psico manipolate del demonio stesso. E così, mentre si abbandonava al suolo, venne investita da un sacco di patate.

-Ooooooooooff...! Hey! Stai attenta a dove barboneggi sciroccata dell'est! -

Brusca e accigliata, una ragazzina dai rossi capelli spettinati, la rimproverò, ma più con fastidio che rabbia.
Come recitasse, i suoi occhi perplessi sembravano partecipare ad un gioco più grande di loro.

-Aiuto... Aiutami, te ne prego.. -
E con queste parole, Cassie, condì l'intero ciottolato con ogni sorta di fluido corporeo...

La bimba strinse al suo petto un grosso grasso gatto, un batuffolo di pelo semi dormiente, scrutando con curiosità la donna riversa ai suoi piedi.

- Mmmh.. Sei strana forte,eh? Prima mi fermi e poi m'inviti a cena. E non ci conosciamo nemmeno! Lollypop, cosa ci dovrei fare io con questa qui?-

La sua domanda, ben retorica, non ebbe comunque il tempo della risposta che una marea di gole straziate invasero il fondo della strada e tonfi sordi bucarono le nuvole .
Spari, spari, spari!
Non fece in tempo a pensare che sussultò inevitabilmente sgranando i suoi occhioni celesti!

 -Oh mamma, oh mamma, LoL qua c'è poco da pensare...- disse fissando il vuoto davanti a lei ed ergendosi sulle punte delle scarpe - bisogna fugare, fugare, è tardi, è tardi, come disse il bianconiglio.- chinandosi leggermente su Cassandra
-Mi spiace signorina strascicamento perpetuo, ma non posso intrattenermi più d...-

-E smettila di blaterare Tai!-
 Si sentì interrompere, nel mentre le sue membra s'allontanavano sempre più dal terreno.
Era il braccio di suo fratello Cercil che la caricava sulla sua aeromoto magnetica ad elevazione verticale.

-Credi sempre che il mondo sia il tuo palcoscenico, che tutto sia magico e privo di pericoli, quante volte ti devo dire di non dar confidenza agli estranei, non sai mai quando uno ti può puntar una pistola dritto in mezzo alle palle degli occhi!-

L'agguantò contro la sua volontà e lei, di tutta risposta, si agitò, sbatté tutti e quattro gli arti, lo colpì ripetutamente, lo morse, ma si può far poco con uno braccio sintetico, uno come quello in cui era imprigionata.
-E va bene toglimi tutto il divertimento! Ho visto il caos che mi veniva incontro per l'ennesima volta e non posso ancora dimostrare la mia furia! Fratello cattivo, cattivo, cattivo! Però, me lo faresti un favore?-
Gli disse proponendo il suo sguardo più dolce.

-E quale, semmai?-
Rispose Cercil con fare scocciato.

-Possiamo tornare a prendere Alice?-

 Un punto interrogativo si disegnò sul volto disgustato del fratellone.
-Ma sei pazza? Io dovrei tornar laggiù col rischio di farmi arrestare o peggio uccidere per una tua fantasia morbosa? Ma lo sai che gli Stormi hanno messo a ferro e fuoco tutto il quartiere? E', è, è, impossibile!-
Balbettò Cercil.

-Ti preeegooo- Insistè Tai.

-Uff... ! Hai vinto te, ma reggiti forte e dì a quella palla di pelo di lagnarsi poco!- rispose imbronciato.

Col mezzo al massimo inaugurò una picchiata degna di un'aquila verso il centro nevralgico della situazione.
 Il comparto aereo  polizia copriva tutta l'area. I megafoni gli intimarono di fermarsi poi gli spararono, senza alcun successo. A terra il clima si saturò di polveri metalliche, dopobarba scadenti e volute ritorsioni morali.

-Hey! Master Piece! Ho trovato una stracciona niente male, vieni a vedere, ah,ah, ah! -

Un uomo con una maschera da Hockey e un fucile a canne mozze indicò Cassandra tirandola per i capelli verso di sé.

-Sì, mi sembra carina, mettila con gli ostaggi- ordinò l'altro - per il nostro obbiettivo il numero è importante.-

Cercil ora si ritrovava nel bel mezzo di una guerriglia urbana. La polizia lo avrebbe rinchiuso sicuramente se ne fosse uscito vivo, ma era l'ultimo dei suoi pensieri. Aveva sempre avuto meno timore dei criminali che dei poliziotti. Gli altri nemmeno avrebbero pensato a rinchiuderlo se lo avessero catturato. Atterrò sopra un edificio e ne scese rapido le scale, Tai si nascose nel ripostiglio sul tetto, e s'addormentò all'istante, in attesa del ritorno di "Alice" e del suo "fratellone". L'idea era di infiltrarsi tra gli Stormi, ma appena riuscì a vederne uno, di quegli uccellacci malefici, capì che a guidare la spedizione terroristica erano proprio gli Sparvieri. Coperti da maschere e rozze armature, i loro simboli erano incisi su ogni cosa. Ed era stato proprio uno di loro a procurargli quell'arto sintetico. Non erano certo tra i più pericolosi, ma neanche tra i meno feroci. Soprattutto da quando quel Master Piece ne era salito al comando si facevano notare non poco.  Così, accucciato all'ombra di una finestra del terzo piano, cercava di pensare a come accontentare la sua cara Tai, senza farsi mozzare un' ennesima parte del suo delicato corpo umano.
















martedì 13 novembre 2012

Aracnoidal Pt. 05 - Rivelazioni


Jack si svegliò di soprassalto, fece mente locale su dove si trovava e, una volta che si fu assicurato che fosse tutto apposto, si stiracchiò le membra intorpidite dal freddo. Si alzò e andò a cercare del materiale per accendere un piccolo fuoco: solo cartoni umidi. “Basterà…in cinque minuti si asciugheranno…spero…”.
Mentre il fuoco poco a poco prendeva forza dentro il mezzo bidone di lamiera che aveva trovato nel campo attorno al capannone, si mise a sbocconcellare la mezza mela rimasta nello zaino e aprì la custodia della chitarra, tirandone fuori degli spartiti. Li esaminò e sorrise. “L’idea di Cassandra è perfetta…nascondere le chiavi di accesso in mezzo ad accordi di canzoni…quella ragazza è un genio anche se alle volte non sembra…A proposito proviamo a cercarla…”
“Beep: risponde la segreteria telefonica del numero 33…”
“Ah cavolo…non raggiungibile…ma dove sarà finita? E se l’hanno presa? Chiamerò il Quartier generale…”
Spense il fuoco velocemente, mise lo zaino sulle spalle, la chitarra a tracolla e alzò il bavero del capotto; uscì e si diresse verso la circonvallazione periferica. Si fermò davanti alla prima cabina telefonica e compose il numero…attese, finché una voce registrata non disse: “Identificarsi, prego…”
“Agente 478008…”
“Inserire codice chiamata”
“Codice 46x – SOS”
“Accesso negato”
“Che cavolo vuol dire accesso negato?!? Vaff…va beh…attacchiamo e riproviamo..”
“Identificarsi, prego.”
“Agente 478008…”
“Codice inesistente.”
“Maledetti bastardi!!” sbatté la cornetta sull’apparecchio. “Bene. Ci hanno abbandonato. Cassandra aveva ragione: siamo solo carne da macello per Loro…Non mi importa: devo trovare quella maledetta ragazza…chissà in che guaio si è cacciata e tirarla fuori e…sì: portare a termine la missione, costi quel che costi…” Si avviò per le fumose strade della città, mescolandosi tra i suoi 4 milioni di abitanti…

La luce giallastra di una vecchia lampadina a incandescenza rischiarava appena la stanza. Cassandra si sollevò su un braccio e si guardò intorno: era distesa a terra in una stanza in cemento, le dolevano la testa e la schiena ma tutte le sue ferite su braccia e gambe erano state pulite e bendate. “Da quando il cyborg è diventato infermiere?”
“Ah ti sei svegliata, ragazzina…” disse una voce sconosciuta nell’ombra.
“Sì, sono sveglia…sono stata curata, bendata…perché?”
“Beh il capo ha detto che ci servi in forze…per il piano…tra poco viene qui per interrogarti e per stabilire cosa devi dire al tuo partner per convincerlo a darci la chiave…pare che ti debba anche dare da mangiare, per cui…” Le allungò sul pavimento una ciotola di metallo. Conteneva una brodaglia fumante. La ragazza si gettò su di essa con cupidigia: non sapeva nemmeno da quanti giorni non toccava cibo.
“Ehi, piano…guarda che brucia…tieni…” La voce le si avvicinò, porgendole un cucchiaio di stagno completamente corroso e un tozzo di pane muffito. Cassandra prese il tutto dalla mano del suo nuovo carceriere e cominciò lentamente a mangiare, poi osservò lo sconosciuto, sorprendendolo a fissarla.
“Sei un nuovo acquisto? Non ti ho mai visto col cyborg e col punk, fin’ora…”
“No…sì…beh non sei autorizzata a farmi domande, stupida ragazzina! Mangia in fretta e vedi di non sporcare…Non ho intenzione di beccarmi 10 frustate per colpa tua…sappi che semmai le prendessi, te le renderei tutte…con gli interessi…chiaro? E’ chiaro?” le prese la faccia con una mano e la avvicinò al suo viso, guardandola minacciosamente.
“Cristallino…” disse Cassandra. Quando il tizio lasciò la presa si rimise a mangiare e sorrise tra sé e sé: era abituata a “leggere” le persone…negli occhi azzurri del ragazzo che l’aveva appena minacciata non c’era cattiveria, nonostante i modi bruschi, ma piuttosto paura. Lo guardò di sottecchi: la fissava ancora. Finì la sua ciotola di sbobba, si pulì la bocca con la manica e disse “Chiama quel sudicio del tuo capo…sono pronta a parlarci…”. Mentre il tizio usciva, la ragazza sorrise di nuovo: aveva appena trovato un insperato e insospettabile alleato…

- Alice -

martedì 6 novembre 2012

Aracnoidal Pt. 04 - L'Osservatore -

Ed ecco la bella ragazza, la principessa della favola, la fanciulla in pericolo, l'amante del nostro eroe, riposta nel retro di questa vecchia auto diesel come un qualsiasi manufatto di nessun valore. Una Polly Pocket chiusa ermeticamente nel tempio maledetto di Mighty Max. Non mi agito, non ne ho motivo, non dico sia facile, ma non ne ho, di motivi. Sopravvivrà, ne sono certo. E' più che addestrata, addestramento militare intendo, ha un carattere forte e poi, è una donna, si sa, le donne sono abituate a ogni genere di demoni, le donne sopravvivono sempre. Eh sì ce lo spariamo in faccia ogni volta, per mascherare la maschia codardìa, come se fosse vero. EH, eh, eh.. Non è facile guardarla soffrire, è ancor meno facile farla soffrire. Ma in fondo basta fare appello alle mie perversioni, lasciare andare il proprio serpente piumato contro la prole della speranza stessa. Scordare ideali, utopie e nobili frasi da filosofi, è molto facile.  De-evolvere è semplice, perchè è da lì che veniamo, la nostra origine che non se ne andrà mai. E' come permettere a un bambino di entrare gratuitamente in un parco giochi. Per sempre. Devo solo chiudere gli occhi, accettare le mostruosità incatenate nel mio capo, fissarle negli occhi ed imitarle al meglio. Devo esser l'Haran Banjo del mio corpo, muovermi come una marionetta i cui fili sono strattonati dalla sue stesse, legnose, dita. D'altra parte se fossi veramente così puro non avrebbero mai potuto memorizzarmi questa missione. Missione di un certo fascino e di una certa banalità, se si toglie dall'equazione tutte le violenze cui sono costretto a godere. In certi momenti non so cosa mi dia più fastidio, l'orrore che perpetuo o la sua bassezza. Capita di sorprendermi a fantasticare di come avrei agito con maggior raffinatezza ed originalità rispetto a Jay L. "Cyborg" Coleman e allora è in quegli istanti che mi spavento veramente e mi ritrovo a riempirmi i palmi di acqua salata. Mi conforta il mio stato di osservatore-non-osservatore, per quanto è risaputo che, chi si sporge dalla finestra senza scendere nella mischia è forse peggio di  chi la scatena, ma posso sempre illudermi di non essere io il vero responsabile delle mie azioni. Posso recitare una posa distaccata, ripetere la litania del bene superiore e aspettare il giorno della vendetta. Illusioni, appunto, ma necessarie. E mentre ho l'udito colmo di echi di dramma  aspetto la quiete prima dell'arrivo dell'ovvia tempesta.

Ed eccoci qui. Puzza di gomma bruciata, di petrolio sprecato, archi e seghe elettriche propagati in onde attraverso la nostra carne. Jay scende, brusco come al solito, Naso di Palma aspetta ancora alla guida io ed Egger, l'essere più disgustoso del pianeta, ce ne rimaniamo a  gironzolare attorno alla bauliera, inutili guardie, di un carico assai prezioso.

-E quindi, com'era ovvio pensare, non ne avete ricavato nulla. Una volta si sarebbe raccontato di lei come di un osso duro, un agente  che sapeva il fatto suo, ma la verità è che oggigiorno tra gli impianti esterni e le operazioni di correzione artificiale è meccanicamente impossibile che sputino i loro amati rospi. Per così dire.-

-Oh sì, esattamente, Ras, vostra eccellenza, se permettete..- la goffa risposta di Coleman viene silenziosamente ammutolita.

- Lascia perdere, se volevo sentire ronziì meccanici mi mettevo il Black & Decker direttamente nel timpano!  L' importante è non avermi deluso, per l'ennesima volta. L'hai trovata, ora portamela qui, ma portala tu, di persona, non fare entrare quegli scanna gatti matti e folli e perditempo di cui ami circondarti. Non amo i porta coda.

Esce trafelato, il cyborg, quasi incocciato, a capo basso, occhi torvi scrutano a destra e a sinistra, tenta  frasi, ma troppo veloce le pensa, escono solo zampillii elettrici. Gesticola, come farnetica un sordomuto. S'avventura nella polvere del deserto e viene verso di noi, punta il dito sul mio volto e mi ordina di prenderti, mia dea. Mi spiace ma non posso farci niente. Devo tornare da te come il tuo aguzzino.

-Eccoti quaaaaaaa..-
Gli urlo sollevandola di peso e gettandola a terra, così da impanarla ben bene nella terra cocente. Sole a picco, socchiude a malapena gli occhi, è chiaramente disidratata, mi fa una pena poverina.
 - Ti piace fare la brava bambina?- apro il mio miglior sorriso e mentre, spero, ascolti la mia nona sinfonia di risate, dalla terza base, arriva il punk, sfrenato come sempre a impiantarle un calcio nel costato.
-Eh, non le fanno più le bambole di una volta, non è vero Egger?-
Gli faccio all'anarchico, cercando d'issarla sulle mie spalle.
- Eh, eh, eh, vero, vero, ma a me basterebbe un buon giocattolaio, eh, eh, eh...- risponde amareggiato
- .. non mi ci fai mai giocare, mi basterebbe dondolare un po' quei suoi begli arti... eh, eh,eh,eh..-

Ora è riversa sulla mia spalla più grossa, entriamo nella fabbrica abbandonata del Ras e ancora una volta ho la certezza che sopravvivrà, come faccio ad esserne così sicuro?
Perché io sono qua proprio per questo!

lunedì 29 ottobre 2012

Aracnoidal pt 03 - Accordi


“Io vi posso aiutare…” sussurrò la ragazza con un fil di voce “Senza la chiave arrivereste solo a danneggiare il congegno con…quelle vostre manacce luride…Datemi la possibilità di rimettermi e di recuperare la chiave per voi…”.
“E chi ci dice che non farai la furba?” disse il cyborg… “Già…non ci si può fidare di una puttanella come te...eheheh..” rincarò Eigger, sputando per terra un catarro giallastro e allungandole un calcio nelle costole con la punta rinforzata dell’anfibio destro.
“Non farò la furba…solo io so dov’è Jack” mentì “e lui si fida di me…mi darà la chiave senza problemi…”
“E perché dovresti aiutarci, fammi capire? Solo per salvarti il culo? Li conosco i tipi come te, non sono stupido…siete dei fottutissimi sognatori…dite di avere degli “ideali”…che parolona…ahahahah…”
“Ideali…eheheheh” rise, stupidamente il punk.
“Non mi interrompere lurido imbecille!!!” ruggì il cyborg, agguantando Eigger con la sua mano uncinata. “Va…b…bene…ca..capo..” balbettò il punk. “Tornando a te, bel faccino, sentiamo un po’…prova a convincermi…”
La ragazza si tirò a sedere a fatica: aveva la schiena completamente coperta di sangue, ogni singolo muscolo le urlava di lasciarsi cadere e morire, senza ulteriori sforzi, ma con un moto di orgoglio tirò su la testa e disse: “Non ho alcun debito di lealtà nei Loro confronti, non gli devo niente…mi hanno lasciata qui a morire come un cane…per cui penso a salvarmi il culo, esattamente come hai detto tu…gli ideali? Mai avuti…lavoro per chi mi paga…proprio come te…”
“Mmm…e quale sarebbe il tuo piano?”
“Voglio un bagno caldo, vestiti puliti e qualcosa da mangiare…e il tuo lurido scagnozzo, qui, non deve toccarmi mai più...poi ti spiego cosa ho in mente…”
“Bene, ci sto…vorrà dire che se mi deluderai, ragazzina, sarò io a toccarti…e ti farò male…tanto male…talmente male che rimpiangerai il giorno in cui nata…”


Seduto sul marciapiede della stazione centrale c’era un ragazzo di strada come tanti: raccattava elemosina suonando la chitarra. Nel cappello che aveva sistemato davanti alle gambe incrociate c’era solo qualche spicciolo: la gente che passava lo guardava con indifferenza nel migliore dei casi, con disprezzo nei peggiori… qualcuno addirittura gli aizzava contro il cane e doveva cambiar marciapiede, spesso lasciando a terrà il poco che aveva “guadagnato” durante la mattinata. Era buio e cominciava a piovere… “Ancora questa maledetta pioggia…non smette mai…” pensò Jack, mentre si alzava dalla sua “postazione” e riponeva la chitarra nella custodia, imprecando fra i denti vedendo che si era bagnata.
Erano settimane che fuggiva dagli scagnozzi del cyborg e si mimetizzava in quel modo…era una vita del cavolo (del resto non ricordava di averne mai avuta una più interessante), ma era una copertura perfetta: quale modo migliore di nascondersi che restare in mezzo alla gente? Aveva imparato a strimpellare un po’ la chitarra quand’era bambino…era un regalo di suo nonno e quasi il suo unico bagaglio da almeno quindici anni. Trovò riparo in un capannone abbandonato della periferia, dopo almeno due ore di ricerca sotto il diluvio. Controllò quel che gli era rimasto nello zaino: una sola maglia di ricambio, mezza mela e un pezzo di formaggio. Si tolse la giacca e le scarpe e si preparò un giaciglio con dei cartoni che trovò in un angolo dell’edificio…prima di addormentarsi si tastò il collo: la sua mano scivolò su una cordicella fino a stringere un piccolissimo pezzo di plastica, un plettro verde di forma triangolare… Nessuno, guardandolo, avrebbe potuto immaginare che all’interno di quei pochi centimetri quadrati di polietilene ci potesse essere un microchip, la chiave del congegno che in così tanti stavano cercando, per cui si combattevano faide, si uccidevano persone, si causavano guerre fra stati… Sorrise, soddisfatto, e mentre scivolava nel sonno, pensò: “Chissà che fine ha fatto Cassandra…domani mi metto a cercarla…”.

- Alice -

martedì 16 ottobre 2012

Aracnoidal pt. 01 - In fuga -

Correva, correva, correva… Le sembrava di star correndo da tutta la vita. Correva sotto la pioggia incessante, tra i vicoli, schivando le poche persone ancora a giro e i sacchetti dell’immondizia sui marciapiedi. Non ne poteva più, appoggiò una mano su un muro, senza fiato. Si guardò indietro: “Li ho seminati…ma meglio spostarsi un altro po’, tanto per confondergli le idee…”. Svoltò ancora a destra, poi a sinistra, ancora a sinistra e di nuovo a destra. Arrivata sotto un cavalcavia, si fermò, spalle al muro, respirando a pieni polmoni l’aria umida e appiccicosa della notte. Dette, quindi, un’occhiata alla condizione dei suoi abiti. Un vero schifo: oltre ad essere fradicia fin dentro le ossa, aveva un enorme squarcio sul giubbotto e i jeans erano strappati sulle ginocchia… “Tanto peggio, non sono nemmeno miei..”.
Erano settimane che la seguivano, quel sudicio cyborg e la sua banda di tagliagole. Aveva tinto i capelli e li aveva tagliati, aveva cambiato residenza quasi ogni notte e alla fine aveva occupato l’appartamento di Jack oltre il limite ad ovest della città, ma l’avevano scovata ugualmente… Quando aveva trovato il portoncino scassinato e ogni stanza a soqquadro, aveva preso i primi vestiti che le erano capitati sottomano e li aveva gettati in una borsa sdrucita. Poi era uscita, cercando di mantenere la calma, ma al primo semaforo loro erano lì che la aspettavano. E allora aveva cominciato a correre...
Dalla tasca interna del giubbotto tirò fuori un involto e lo aprì: per fortuna il congegno era ancora nelle sue mani. Per sicurezza non lo aveva lasciato in nessun nascondiglio, ma se lo portava sempre con sé: sapeva che se fosse finito nelle mani sbagliate sarebbe stato un disastro. Lo riavvolse nel panno di flanella e lo rimise nella tasca.
Nel frattempo Jack era scomparso. Non rispondeva ai messaggi da tre giorni. Riprovò a chiamarlo ma le rispose di nuovo solo la segreteria. “Cazzo, Jack…che fine hai fatto??”
“Jack, che nome ridicolo e banale!” Ovviamente non era il suo vero nome, ma quello in codice… Non aveva mai saputo come si chiamasse veramente e, da quando glielo avevano affiancato la prima volta, l’aveva sempre chiamato così. E per lei era stato il compagno perfetto: ben addestrato, rapido in missione e, ciò che più le interessava, discreto e silenzioso. Ma adesso che non riusciva a rintracciarlo era nel panico Di tornare alla base a fare rapporto non se ne parlava, avrebbero finto di non conoscerla: la missione era segretissima e avrebbero rischiato tranquillamente la sua vita perché rimanesse tale…

Doveva trovare il suo partner al più presto, anche perché lui aveva la chiave del congegno: senza di essa quell’aggeggio era praticamente inutile… E poi era rimasta senza munizioni: aveva solo un coltello e la pistola, scarica.  Cercò di sistemarsi per passare la notte. Non si ricordava nemmeno da quant’era che non dormiva decentemente…sette, otto giorni? Si guardò intorno per cercare qualcosa con cui coprirsi alla meglio. Niente. Nemmeno un misero pezzo di cartone ondulato, né carta di giornale, solo qualche lamiera arrugginita e un vecchio WC, spaccato a metà… Mentre controllava, invano, se nella borsa ci fosse almeno un indumento asciutto, sentì il tipico click di un proiettile caricato… Si appiattì contro il muro, senza respirare. Dei passi si stavano avvicinando sull’asfalto bagnato. Senza fiatare tirò fuori il pugnale e si mise in posizione di attacco… “Ehi, bambola…finalmente ci rivediamo, eh?”. Non fece in tempo a voltarsi per sapere da dove venisse la voce metallica: un colpo le calò violentemente sulla testa e i suoi occhi si chiusero sulle tenebre…

- Alice -

lunedì 15 ottobre 2012

Aracnoidal pt.00 -Intro-

Il freddo pungente dell'aria serotina accarezzava le sue guance come un dinamitardo prima del 4 luglio. Occhi socchiusi come il miglior veterano di frontiera, volto malamente coperto dal bavero del cappotto in una tiepida imitazione di Casablanca, respiro distorto dal ciclico virus invernale, come le migliori Fender in mano ad un gruppo di adolescenti punk esaltati dalla loro prima erba e gonfi di ormoni come un toro da monta.
Il deserto fioriva sulla strada espandendosi a macchia d'olio, circondandolo, fino a scontornarlo, evidenziando la sua figura, come sefosse un adesivo di infantile memoria su prefabbricati sfondi da fumetto, assai più vitale delle forme con cui interagiva. Bolle di pensieri si accumulavano al di sopra del suo capo, invisibili ai soliti viandanti, non a chi, però, come lui, possedeva un dono oltre la media. Non a coloro che non solo osservavano coi sensi del corpo, ma anche coi sensi dell'anima.  Non a chi godeva nel perdersi tra le spire del proprio cranio ed estendeva ogni punto di sé, fino a scomparire tra gli abissi del mondo. Non a chi moriva tra le prime luci dell'alba per rinascere al sol tramonto. Non a chi portava ogni parte del suo essere come uno stendardo di una gloriosa famiglia medioevale: guerrieri senza riposo di fronte al costante avanzare di giganti con eliche sui musi.
Vegliava levitando tra due realtà quando venne rapito dal peggiore degli incubi. L'assordante tuono del Cyborg in avvicinamento era calci in culo sui suoi timpani, tamburi aborigeni di primordiale natura avevano appena fatto un frontale con rave Industrial tedeschi consegnandogli a stento il messaggio che trasportavano:

-Hey cocco, come va? E' tanto che aspetti?-

Una strusciata sulla manica, una pioggia di saliva per le formiche e un fendente in pieno petto direttamente a Madre Natura grazie al residuo di avida bevuta, et voilà, il più gran bastardo di tutta la zona è proprio davanti a voi.

-b0L0-