“Io vi posso aiutare…” sussurrò la ragazza con un fil di voce “Senza la chiave arrivereste solo a danneggiare il congegno con…quelle vostre manacce luride…Datemi la possibilità di rimettermi e di recuperare la chiave per voi…”.
“E chi ci dice che non farai la furba?” disse il cyborg… “Già…non ci si può fidare di una puttanella come te...eheheh..” rincarò Eigger, sputando per terra un catarro giallastro e allungandole un calcio nelle costole con la punta rinforzata dell’anfibio destro.
“Non farò la furba…solo io so dov’è Jack” mentì “e lui si fida di me…mi darà la chiave senza problemi…”
“E perché dovresti aiutarci, fammi capire? Solo per salvarti il culo? Li conosco i tipi come te, non sono stupido…siete dei fottutissimi sognatori…dite di avere degli “ideali”…che parolona…ahahahah…”
“Ideali…eheheheh” rise, stupidamente il punk.
“Non mi interrompere lurido imbecille!!!” ruggì il cyborg, agguantando Eigger con la sua mano uncinata. “Va…b…bene…ca..capo..” balbettò il punk. “Tornando a te, bel faccino, sentiamo un po’…prova a convincermi…”
La ragazza si tirò a sedere a fatica: aveva la schiena completamente coperta di sangue, ogni singolo muscolo le urlava di lasciarsi cadere e morire, senza ulteriori sforzi, ma con un moto di orgoglio tirò su la testa e disse: “Non ho alcun debito di lealtà nei Loro confronti, non gli devo niente…mi hanno lasciata qui a morire come un cane…per cui penso a salvarmi il culo, esattamente come hai detto tu…gli ideali? Mai avuti…lavoro per chi mi paga…proprio come te…”
“Mmm…e quale sarebbe il tuo piano?”
“Voglio un bagno caldo, vestiti puliti e qualcosa da mangiare…e il tuo lurido scagnozzo, qui, non deve toccarmi mai più...poi ti spiego cosa ho in mente…”
“Bene, ci sto…vorrà dire che se mi deluderai, ragazzina, sarò io a toccarti…e ti farò male…tanto male…talmente male che rimpiangerai il giorno in cui nata…”
Seduto sul marciapiede della stazione centrale c’era un ragazzo di strada come tanti: raccattava elemosina suonando la chitarra. Nel cappello che aveva sistemato davanti alle gambe incrociate c’era solo qualche spicciolo: la gente che passava lo guardava con indifferenza nel migliore dei casi, con disprezzo nei peggiori… qualcuno addirittura gli aizzava contro il cane e doveva cambiar marciapiede, spesso lasciando a terrà il poco che aveva “guadagnato” durante la mattinata. Era buio e cominciava a piovere… “Ancora questa maledetta pioggia…non smette mai…” pensò Jack, mentre si alzava dalla sua “postazione” e riponeva la chitarra nella custodia, imprecando fra i denti vedendo che si era bagnata.
Erano settimane che fuggiva dagli scagnozzi del cyborg e si mimetizzava in quel modo…era una vita del cavolo (del resto non ricordava di averne mai avuta una più interessante), ma era una copertura perfetta: quale modo migliore di nascondersi che restare in mezzo alla gente? Aveva imparato a strimpellare un po’ la chitarra quand’era bambino…era un regalo di suo nonno e quasi il suo unico bagaglio da almeno quindici anni. Trovò riparo in un capannone abbandonato della periferia, dopo almeno due ore di ricerca sotto il diluvio. Controllò quel che gli era rimasto nello zaino: una sola maglia di ricambio, mezza mela e un pezzo di formaggio. Si tolse la giacca e le scarpe e si preparò un giaciglio con dei cartoni che trovò in un angolo dell’edificio…prima di addormentarsi si tastò il collo: la sua mano scivolò su una cordicella fino a stringere un piccolissimo pezzo di plastica, un plettro verde di forma triangolare… Nessuno, guardandolo, avrebbe potuto immaginare che all’interno di quei pochi centimetri quadrati di polietilene ci potesse essere un microchip, la chiave del congegno che in così tanti stavano cercando, per cui si combattevano faide, si uccidevano persone, si causavano guerre fra stati… Sorrise, soddisfatto, e mentre scivolava nel sonno, pensò: “Chissà che fine ha fatto Cassandra…domani mi metto a cercarla…”.
- Alice -
- Alice -
Nessun commento:
Posta un commento