mercoledì 28 novembre 2012

Aracnoidal Pt.06 - Libera? -

Il contatto con la superficie ruvida del terreno la faceva sentire sporca. Dentro e fuori. Visibilmente rintanata nei suoi pensieri come una chioccia mantide dei suoi stessi geni, s'appallottolava sul bordo del marciapiede in preda a spasmi sempre più lancinanti. Il mondo attorno le pareva mutato. Torri di controllo svettavano verso il firmamento fino a violentarlo, veleni appestavano le strade creando cannibali da una fame insaziabile, cellule cancerogene si moltiplicavano a perdita d'occhio abbellendo splendidi seni di muffa appesi a scheletri brulicanti per le strade, eppure non potevano essere passate che ore, al massimo, pochi giorni. Madida di sudore e febbricitante s'aggrappò in uno scatto disperato alla vetrina di un negozio, coi suoi polpastrelli, novella ragazza ragno, distendendo l'intera superficie della sua guancia sul piano trasparente, massaggiandolo e chinando lo sguardo sul terreno, socchiudendo gli occhi, immaginando intensamente tutto quello di cui avrebbe avuto bisogno. Su tutto, Jack. Si strusciava, osservava l'interno del negozio con la sua vista dispersa nel vuoto, la sua attenzione era da tutt'altra parte, anzi non esisteva proprio. Articolazioni, legamenti, muscoli, persino la luce del sole era fonte di inestimabile sofferenza. Lividi, contusioni, fratture, erano il suo elegante abito per sfilare al ballo delle lolite psico manipolate del demonio stesso. E così, mentre si abbandonava al suolo, venne investita da un sacco di patate.

-Ooooooooooff...! Hey! Stai attenta a dove barboneggi sciroccata dell'est! -

Brusca e accigliata, una ragazzina dai rossi capelli spettinati, la rimproverò, ma più con fastidio che rabbia.
Come recitasse, i suoi occhi perplessi sembravano partecipare ad un gioco più grande di loro.

-Aiuto... Aiutami, te ne prego.. -
E con queste parole, Cassie, condì l'intero ciottolato con ogni sorta di fluido corporeo...

La bimba strinse al suo petto un grosso grasso gatto, un batuffolo di pelo semi dormiente, scrutando con curiosità la donna riversa ai suoi piedi.

- Mmmh.. Sei strana forte,eh? Prima mi fermi e poi m'inviti a cena. E non ci conosciamo nemmeno! Lollypop, cosa ci dovrei fare io con questa qui?-

La sua domanda, ben retorica, non ebbe comunque il tempo della risposta che una marea di gole straziate invasero il fondo della strada e tonfi sordi bucarono le nuvole .
Spari, spari, spari!
Non fece in tempo a pensare che sussultò inevitabilmente sgranando i suoi occhioni celesti!

 -Oh mamma, oh mamma, LoL qua c'è poco da pensare...- disse fissando il vuoto davanti a lei ed ergendosi sulle punte delle scarpe - bisogna fugare, fugare, è tardi, è tardi, come disse il bianconiglio.- chinandosi leggermente su Cassandra
-Mi spiace signorina strascicamento perpetuo, ma non posso intrattenermi più d...-

-E smettila di blaterare Tai!-
 Si sentì interrompere, nel mentre le sue membra s'allontanavano sempre più dal terreno.
Era il braccio di suo fratello Cercil che la caricava sulla sua aeromoto magnetica ad elevazione verticale.

-Credi sempre che il mondo sia il tuo palcoscenico, che tutto sia magico e privo di pericoli, quante volte ti devo dire di non dar confidenza agli estranei, non sai mai quando uno ti può puntar una pistola dritto in mezzo alle palle degli occhi!-

L'agguantò contro la sua volontà e lei, di tutta risposta, si agitò, sbatté tutti e quattro gli arti, lo colpì ripetutamente, lo morse, ma si può far poco con uno braccio sintetico, uno come quello in cui era imprigionata.
-E va bene toglimi tutto il divertimento! Ho visto il caos che mi veniva incontro per l'ennesima volta e non posso ancora dimostrare la mia furia! Fratello cattivo, cattivo, cattivo! Però, me lo faresti un favore?-
Gli disse proponendo il suo sguardo più dolce.

-E quale, semmai?-
Rispose Cercil con fare scocciato.

-Possiamo tornare a prendere Alice?-

 Un punto interrogativo si disegnò sul volto disgustato del fratellone.
-Ma sei pazza? Io dovrei tornar laggiù col rischio di farmi arrestare o peggio uccidere per una tua fantasia morbosa? Ma lo sai che gli Stormi hanno messo a ferro e fuoco tutto il quartiere? E', è, è, impossibile!-
Balbettò Cercil.

-Ti preeegooo- Insistè Tai.

-Uff... ! Hai vinto te, ma reggiti forte e dì a quella palla di pelo di lagnarsi poco!- rispose imbronciato.

Col mezzo al massimo inaugurò una picchiata degna di un'aquila verso il centro nevralgico della situazione.
 Il comparto aereo  polizia copriva tutta l'area. I megafoni gli intimarono di fermarsi poi gli spararono, senza alcun successo. A terra il clima si saturò di polveri metalliche, dopobarba scadenti e volute ritorsioni morali.

-Hey! Master Piece! Ho trovato una stracciona niente male, vieni a vedere, ah,ah, ah! -

Un uomo con una maschera da Hockey e un fucile a canne mozze indicò Cassandra tirandola per i capelli verso di sé.

-Sì, mi sembra carina, mettila con gli ostaggi- ordinò l'altro - per il nostro obbiettivo il numero è importante.-

Cercil ora si ritrovava nel bel mezzo di una guerriglia urbana. La polizia lo avrebbe rinchiuso sicuramente se ne fosse uscito vivo, ma era l'ultimo dei suoi pensieri. Aveva sempre avuto meno timore dei criminali che dei poliziotti. Gli altri nemmeno avrebbero pensato a rinchiuderlo se lo avessero catturato. Atterrò sopra un edificio e ne scese rapido le scale, Tai si nascose nel ripostiglio sul tetto, e s'addormentò all'istante, in attesa del ritorno di "Alice" e del suo "fratellone". L'idea era di infiltrarsi tra gli Stormi, ma appena riuscì a vederne uno, di quegli uccellacci malefici, capì che a guidare la spedizione terroristica erano proprio gli Sparvieri. Coperti da maschere e rozze armature, i loro simboli erano incisi su ogni cosa. Ed era stato proprio uno di loro a procurargli quell'arto sintetico. Non erano certo tra i più pericolosi, ma neanche tra i meno feroci. Soprattutto da quando quel Master Piece ne era salito al comando si facevano notare non poco.  Così, accucciato all'ombra di una finestra del terzo piano, cercava di pensare a come accontentare la sua cara Tai, senza farsi mozzare un' ennesima parte del suo delicato corpo umano.
















martedì 13 novembre 2012

Aracnoidal Pt. 05 - Rivelazioni


Jack si svegliò di soprassalto, fece mente locale su dove si trovava e, una volta che si fu assicurato che fosse tutto apposto, si stiracchiò le membra intorpidite dal freddo. Si alzò e andò a cercare del materiale per accendere un piccolo fuoco: solo cartoni umidi. “Basterà…in cinque minuti si asciugheranno…spero…”.
Mentre il fuoco poco a poco prendeva forza dentro il mezzo bidone di lamiera che aveva trovato nel campo attorno al capannone, si mise a sbocconcellare la mezza mela rimasta nello zaino e aprì la custodia della chitarra, tirandone fuori degli spartiti. Li esaminò e sorrise. “L’idea di Cassandra è perfetta…nascondere le chiavi di accesso in mezzo ad accordi di canzoni…quella ragazza è un genio anche se alle volte non sembra…A proposito proviamo a cercarla…”
“Beep: risponde la segreteria telefonica del numero 33…”
“Ah cavolo…non raggiungibile…ma dove sarà finita? E se l’hanno presa? Chiamerò il Quartier generale…”
Spense il fuoco velocemente, mise lo zaino sulle spalle, la chitarra a tracolla e alzò il bavero del capotto; uscì e si diresse verso la circonvallazione periferica. Si fermò davanti alla prima cabina telefonica e compose il numero…attese, finché una voce registrata non disse: “Identificarsi, prego…”
“Agente 478008…”
“Inserire codice chiamata”
“Codice 46x – SOS”
“Accesso negato”
“Che cavolo vuol dire accesso negato?!? Vaff…va beh…attacchiamo e riproviamo..”
“Identificarsi, prego.”
“Agente 478008…”
“Codice inesistente.”
“Maledetti bastardi!!” sbatté la cornetta sull’apparecchio. “Bene. Ci hanno abbandonato. Cassandra aveva ragione: siamo solo carne da macello per Loro…Non mi importa: devo trovare quella maledetta ragazza…chissà in che guaio si è cacciata e tirarla fuori e…sì: portare a termine la missione, costi quel che costi…” Si avviò per le fumose strade della città, mescolandosi tra i suoi 4 milioni di abitanti…

La luce giallastra di una vecchia lampadina a incandescenza rischiarava appena la stanza. Cassandra si sollevò su un braccio e si guardò intorno: era distesa a terra in una stanza in cemento, le dolevano la testa e la schiena ma tutte le sue ferite su braccia e gambe erano state pulite e bendate. “Da quando il cyborg è diventato infermiere?”
“Ah ti sei svegliata, ragazzina…” disse una voce sconosciuta nell’ombra.
“Sì, sono sveglia…sono stata curata, bendata…perché?”
“Beh il capo ha detto che ci servi in forze…per il piano…tra poco viene qui per interrogarti e per stabilire cosa devi dire al tuo partner per convincerlo a darci la chiave…pare che ti debba anche dare da mangiare, per cui…” Le allungò sul pavimento una ciotola di metallo. Conteneva una brodaglia fumante. La ragazza si gettò su di essa con cupidigia: non sapeva nemmeno da quanti giorni non toccava cibo.
“Ehi, piano…guarda che brucia…tieni…” La voce le si avvicinò, porgendole un cucchiaio di stagno completamente corroso e un tozzo di pane muffito. Cassandra prese il tutto dalla mano del suo nuovo carceriere e cominciò lentamente a mangiare, poi osservò lo sconosciuto, sorprendendolo a fissarla.
“Sei un nuovo acquisto? Non ti ho mai visto col cyborg e col punk, fin’ora…”
“No…sì…beh non sei autorizzata a farmi domande, stupida ragazzina! Mangia in fretta e vedi di non sporcare…Non ho intenzione di beccarmi 10 frustate per colpa tua…sappi che semmai le prendessi, te le renderei tutte…con gli interessi…chiaro? E’ chiaro?” le prese la faccia con una mano e la avvicinò al suo viso, guardandola minacciosamente.
“Cristallino…” disse Cassandra. Quando il tizio lasciò la presa si rimise a mangiare e sorrise tra sé e sé: era abituata a “leggere” le persone…negli occhi azzurri del ragazzo che l’aveva appena minacciata non c’era cattiveria, nonostante i modi bruschi, ma piuttosto paura. Lo guardò di sottecchi: la fissava ancora. Finì la sua ciotola di sbobba, si pulì la bocca con la manica e disse “Chiama quel sudicio del tuo capo…sono pronta a parlarci…”. Mentre il tizio usciva, la ragazza sorrise di nuovo: aveva appena trovato un insperato e insospettabile alleato…

- Alice -

martedì 6 novembre 2012

Aracnoidal Pt. 04 - L'Osservatore -

Ed ecco la bella ragazza, la principessa della favola, la fanciulla in pericolo, l'amante del nostro eroe, riposta nel retro di questa vecchia auto diesel come un qualsiasi manufatto di nessun valore. Una Polly Pocket chiusa ermeticamente nel tempio maledetto di Mighty Max. Non mi agito, non ne ho motivo, non dico sia facile, ma non ne ho, di motivi. Sopravvivrà, ne sono certo. E' più che addestrata, addestramento militare intendo, ha un carattere forte e poi, è una donna, si sa, le donne sono abituate a ogni genere di demoni, le donne sopravvivono sempre. Eh sì ce lo spariamo in faccia ogni volta, per mascherare la maschia codardìa, come se fosse vero. EH, eh, eh.. Non è facile guardarla soffrire, è ancor meno facile farla soffrire. Ma in fondo basta fare appello alle mie perversioni, lasciare andare il proprio serpente piumato contro la prole della speranza stessa. Scordare ideali, utopie e nobili frasi da filosofi, è molto facile.  De-evolvere è semplice, perchè è da lì che veniamo, la nostra origine che non se ne andrà mai. E' come permettere a un bambino di entrare gratuitamente in un parco giochi. Per sempre. Devo solo chiudere gli occhi, accettare le mostruosità incatenate nel mio capo, fissarle negli occhi ed imitarle al meglio. Devo esser l'Haran Banjo del mio corpo, muovermi come una marionetta i cui fili sono strattonati dalla sue stesse, legnose, dita. D'altra parte se fossi veramente così puro non avrebbero mai potuto memorizzarmi questa missione. Missione di un certo fascino e di una certa banalità, se si toglie dall'equazione tutte le violenze cui sono costretto a godere. In certi momenti non so cosa mi dia più fastidio, l'orrore che perpetuo o la sua bassezza. Capita di sorprendermi a fantasticare di come avrei agito con maggior raffinatezza ed originalità rispetto a Jay L. "Cyborg" Coleman e allora è in quegli istanti che mi spavento veramente e mi ritrovo a riempirmi i palmi di acqua salata. Mi conforta il mio stato di osservatore-non-osservatore, per quanto è risaputo che, chi si sporge dalla finestra senza scendere nella mischia è forse peggio di  chi la scatena, ma posso sempre illudermi di non essere io il vero responsabile delle mie azioni. Posso recitare una posa distaccata, ripetere la litania del bene superiore e aspettare il giorno della vendetta. Illusioni, appunto, ma necessarie. E mentre ho l'udito colmo di echi di dramma  aspetto la quiete prima dell'arrivo dell'ovvia tempesta.

Ed eccoci qui. Puzza di gomma bruciata, di petrolio sprecato, archi e seghe elettriche propagati in onde attraverso la nostra carne. Jay scende, brusco come al solito, Naso di Palma aspetta ancora alla guida io ed Egger, l'essere più disgustoso del pianeta, ce ne rimaniamo a  gironzolare attorno alla bauliera, inutili guardie, di un carico assai prezioso.

-E quindi, com'era ovvio pensare, non ne avete ricavato nulla. Una volta si sarebbe raccontato di lei come di un osso duro, un agente  che sapeva il fatto suo, ma la verità è che oggigiorno tra gli impianti esterni e le operazioni di correzione artificiale è meccanicamente impossibile che sputino i loro amati rospi. Per così dire.-

-Oh sì, esattamente, Ras, vostra eccellenza, se permettete..- la goffa risposta di Coleman viene silenziosamente ammutolita.

- Lascia perdere, se volevo sentire ronziì meccanici mi mettevo il Black & Decker direttamente nel timpano!  L' importante è non avermi deluso, per l'ennesima volta. L'hai trovata, ora portamela qui, ma portala tu, di persona, non fare entrare quegli scanna gatti matti e folli e perditempo di cui ami circondarti. Non amo i porta coda.

Esce trafelato, il cyborg, quasi incocciato, a capo basso, occhi torvi scrutano a destra e a sinistra, tenta  frasi, ma troppo veloce le pensa, escono solo zampillii elettrici. Gesticola, come farnetica un sordomuto. S'avventura nella polvere del deserto e viene verso di noi, punta il dito sul mio volto e mi ordina di prenderti, mia dea. Mi spiace ma non posso farci niente. Devo tornare da te come il tuo aguzzino.

-Eccoti quaaaaaaa..-
Gli urlo sollevandola di peso e gettandola a terra, così da impanarla ben bene nella terra cocente. Sole a picco, socchiude a malapena gli occhi, è chiaramente disidratata, mi fa una pena poverina.
 - Ti piace fare la brava bambina?- apro il mio miglior sorriso e mentre, spero, ascolti la mia nona sinfonia di risate, dalla terza base, arriva il punk, sfrenato come sempre a impiantarle un calcio nel costato.
-Eh, non le fanno più le bambole di una volta, non è vero Egger?-
Gli faccio all'anarchico, cercando d'issarla sulle mie spalle.
- Eh, eh, eh, vero, vero, ma a me basterebbe un buon giocattolaio, eh, eh, eh...- risponde amareggiato
- .. non mi ci fai mai giocare, mi basterebbe dondolare un po' quei suoi begli arti... eh, eh,eh,eh..-

Ora è riversa sulla mia spalla più grossa, entriamo nella fabbrica abbandonata del Ras e ancora una volta ho la certezza che sopravvivrà, come faccio ad esserne così sicuro?
Perché io sono qua proprio per questo!