Jack si svegliò di soprassalto, fece mente locale su dove si trovava e, una volta che si fu assicurato che fosse tutto apposto, si stiracchiò le membra intorpidite dal freddo. Si alzò e andò a cercare del materiale per accendere un piccolo fuoco: solo cartoni umidi. “Basterà…in cinque minuti si asciugheranno…spero…”.
Mentre il fuoco poco a poco prendeva forza dentro il mezzo bidone di lamiera che aveva trovato nel campo attorno al capannone, si mise a sbocconcellare la mezza mela rimasta nello zaino e aprì la custodia della chitarra, tirandone fuori degli spartiti. Li esaminò e sorrise. “L’idea di Cassandra è perfetta…nascondere le chiavi di accesso in mezzo ad accordi di canzoni…quella ragazza è un genio anche se alle volte non sembra…A proposito proviamo a cercarla…”
“Beep: risponde la segreteria telefonica del numero 33…”
“Ah cavolo…non raggiungibile…ma dove sarà finita? E se l’hanno presa? Chiamerò il Quartier generale…”
Spense il fuoco velocemente, mise lo zaino sulle spalle, la chitarra a tracolla e alzò il bavero del capotto; uscì e si diresse verso la circonvallazione periferica. Si fermò davanti alla prima cabina telefonica e compose il numero…attese, finché una voce registrata non disse: “Identificarsi, prego…”
“Agente 478008…”
“Inserire codice chiamata”
“Codice 46x – SOS”
“Accesso negato”
“Che cavolo vuol dire accesso negato?!? Vaff…va beh…attacchiamo e riproviamo..”
“Identificarsi, prego.”
“Agente 478008…”
“Codice inesistente.”
“Maledetti bastardi!!” sbatté la cornetta sull’apparecchio. “Bene. Ci hanno abbandonato. Cassandra aveva ragione: siamo solo carne da macello per Loro…Non mi importa: devo trovare quella maledetta ragazza…chissà in che guaio si è cacciata e tirarla fuori e…sì: portare a termine la missione, costi quel che costi…” Si avviò per le fumose strade della città, mescolandosi tra i suoi 4 milioni di abitanti…
La luce giallastra di una vecchia lampadina a incandescenza rischiarava appena la stanza. Cassandra si sollevò su un braccio e si guardò intorno: era distesa a terra in una stanza in cemento, le dolevano la testa e la schiena ma tutte le sue ferite su braccia e gambe erano state pulite e bendate. “Da quando il cyborg è diventato infermiere?”
“Ah ti sei svegliata, ragazzina…” disse una voce sconosciuta nell’ombra.
“Sì, sono sveglia…sono stata curata, bendata…perché?”
“Beh il capo ha detto che ci servi in forze…per il piano…tra poco viene qui per interrogarti e per stabilire cosa devi dire al tuo partner per convincerlo a darci la chiave…pare che ti debba anche dare da mangiare, per cui…” Le allungò sul pavimento una ciotola di metallo. Conteneva una brodaglia fumante. La ragazza si gettò su di essa con cupidigia: non sapeva nemmeno da quanti giorni non toccava cibo.
“Ehi, piano…guarda che brucia…tieni…” La voce le si avvicinò, porgendole un cucchiaio di stagno completamente corroso e un tozzo di pane muffito. Cassandra prese il tutto dalla mano del suo nuovo carceriere e cominciò lentamente a mangiare, poi osservò lo sconosciuto, sorprendendolo a fissarla.
“Sei un nuovo acquisto? Non ti ho mai visto col cyborg e col punk, fin’ora…”
“No…sì…beh non sei autorizzata a farmi domande, stupida ragazzina! Mangia in fretta e vedi di non sporcare…Non ho intenzione di beccarmi 10 frustate per colpa tua…sappi che semmai le prendessi, te le renderei tutte…con gli interessi…chiaro? E’ chiaro?” le prese la faccia con una mano e la avvicinò al suo viso, guardandola minacciosamente.
“Cristallino…” disse Cassandra. Quando il tizio lasciò la presa si rimise a mangiare e sorrise tra sé e sé: era abituata a “leggere” le persone…negli occhi azzurri del ragazzo che l’aveva appena minacciata non c’era cattiveria, nonostante i modi bruschi, ma piuttosto paura. Lo guardò di sottecchi: la fissava ancora. Finì la sua ciotola di sbobba, si pulì la bocca con la manica e disse “Chiama quel sudicio del tuo capo…sono pronta a parlarci…”. Mentre il tizio usciva, la ragazza sorrise di nuovo: aveva appena trovato un insperato e insospettabile alleato…
- Alice -
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