E l'aria in un attimo si colorò di rosso. Parti di quel che una volta era vita addobbarono la zona circostante per un macabro Natale di sangue. La grassa voce della canna tonante si fece sentire in lungo e in largo abbastanza da colpire Cercil nella sua fuga verso la salvezza, ma non così tanto da fermare l'apocalisse dietro le sue spalle. La code dei suoi occhi catturarono quell'attimo con sussulto e stupore, la coscienza di un eroe venuto in loro aiuto prese vita in tutta la sua giovane mente, ma la cocente paura non lo fermò. In breve era fuso con l'orizzonte e Jack poté solo pensare: " Be', almeno ho speranza di ritrovarli vivi..."
L'acido fetore del metallo ti saliva fin su alle cervella, strisciando tra le tue arterie e i tuoi vasi sanguigni, lasciandoti, nauseato prima che disgustato. Ma subito dopo saresti stato disgustato, stanne certo. La stanza impermeabile, di bulloni e viti, lamiere e lastre, ben si confaceva al tono del figuro che ne riempiva i vuoti.
Il fascino del minerale. Qual era la sua origine? Ed ora quell'uomo di ferro era ad un passo per porre il suo ferro sull'intera civiltà e poterla finalmente raddrizzare da quello stato di specie di verme strisciante in cui era confinata.
Osservava l'immagine tridimensionale in mezzo alla camera. Osservava e assorto forse sognava, o sperava, o entrambe le cose. Non sempre, però, i sogni di alcuni sono i medesimi di tutti. Anzi, più spesso sono la distorsione dei desideri di altri. Sono incubi.
Forse non sognava, ma incubava, come una madre generatrice che cova le sue creature organiche pronte per la violenza della vita con altra sprezzante violenza. E non è forse violenza quella che aveva sempre conosciuto? Nonostante la sua curiosità, la cultura accumulata, le ricchezze sottratte, tutto in lui era marchiato di violenza.