Osservando la sparatoria, Cercil si rese conto che a nessuno
sarebbe importato di lui: quei bastardi erano troppo impegnati a scannarsi fra
di loro… Però era meglio non farsi notare troppo e lasciare la moto da qualche
parte, non visibile ma a portata di mano, nel caso gli eventi avessero preso
una piega spiacevole. Con circospezione lasciò la moto sul tetto di un
capannone, scese dalla scala antincendio dell’edificio e, arrivato in strada,
si avvicinò alla moto dello scagnozzo più grosso di Master Piece: era pochi
passi dietro il suo centauro, ancora col motore acceso. Sulla sella, svenuta,
giaceva Cassandra, con le punte dei capelli che sfrigolavano a contatto con la
marmitta rovente. Scosse delicatamente un braccio della ragazza, coprendole la
bocca per evitare che urlasse. Quando lei aprì piano gli occhi, le sussurrò: “Non
so neanche chi sei, ma stai simpatica a mia sorella…per cui ti porto via di qui…sembri
ridotta male…puoi camminare?” . La ragazza annuì con una smorfia di dolore… “Avanti…seguimi…dai
su coraggio: se resti nelle mani di quella gente non sai cosa potrebbero farti…violenze,
torture…” Con un fil di voce, Cassie rispose al suo salvatore, con sarcasmo: “Torture?
Ma non mi dire…” Si sollevò piano appoggiandosi al braccio vero di Cercil, poi
cercò di camminare, ma le ginocchia le cedetterò… “Mi dispiace ragazzo…sarei
veramente entusiasta di seguirti, ma temo che il mio corpo abbia deciso di non
collaborare…” si asciugò un rivolo di sangue dall’angolo della bocca. “E va
bene…” disse Cercil “ti porto io…scusa la mancanza di delicatezza, ma vorrei
conservare i tre arti che mi son rimasti…dobbiamo filare…ohissa!” e la sollevò
come fosse un fuscello, sistemandosela sulla spalla bionica come fosse un sacco
di patate. Camminando rasente ai muri, col suo insolito
“bottino” raggiunse la scala, ma all’improvviso... “Ehi quel mezzo cyborg se la
sta svignando con la nostra pollastrella!”
“Oh merda! Lo dicevo
che stava andando troppo liscia…”
Mentre ancora inveiva mentalmente contro i suoi superiori,
vagando senza meta per le strade della città, Jack si riscosse sentendo degli
spari. Si avvicinò verso la fonte del rumore, seguendo la cortina di fumo che
si levava dai palazzi davanti a lui. Svoltato l’angolo si trovò davanti a una
guerriglia tra bande armate e polizia… “Che deliziosa scaramuccia…oh cazzo…”
Impallidendo osservò un tizio con un fucile a canne mozze, che trascinava
Cassandra per i capelli e, sollevatala di peso come un trofeo di caccia, la
gettava sulla sua moto, riprendendo poi a sparare davanti a sé. “Devo
raggiungerla…sembra messa male…deve avere avuto un incontro col Cyborg…ehi ma
quello chi diavolo è?” Un ragazzo di circa 16 anni, coi capelli a spazzola, gli
occhi sinceri e un braccio bionico, stava aiutando Cassie a scappare…ma perché
mai? “Quella ragazza ha degli amici ovunque…non pensavo se la facesse anche coi
ragazzini…va beh…meglio seguirli, va’…” e, tiratosi, il cappuccio sul viso
strisciò nelle viuzze limitrofe, sempre tenendo d’occhio i due fuggitivi… “Merda
li hanno beccati! Certo che questo ragazzino però ha fegato…quasi, quasi lo
assumo…” poggiò a terra lo zaino e ne tirò fuori un fucile zincato, color cielo
d’Irlanda, mirando dritto in mezzo agli occhi del più vicino degli sgherri che
Cercil e Cassandra avevano alle costole…
Alice