domenica 30 dicembre 2012

Aracnoidal Pt 07 - Nella mischia...


Osservando la sparatoria, Cercil si rese conto che a nessuno sarebbe importato di lui: quei bastardi erano troppo impegnati a scannarsi fra di loro… Però era meglio non farsi notare troppo e lasciare la moto da qualche parte, non visibile ma a portata di mano, nel caso gli eventi avessero preso una piega spiacevole. Con circospezione lasciò la moto sul tetto di un capannone, scese dalla scala antincendio dell’edificio e, arrivato in strada, si avvicinò alla moto dello scagnozzo più grosso di Master Piece: era pochi passi dietro il suo centauro, ancora col motore acceso. Sulla sella, svenuta, giaceva Cassandra, con le punte dei capelli che sfrigolavano a contatto con la marmitta rovente. Scosse delicatamente un braccio della ragazza, coprendole la bocca per evitare che urlasse. Quando lei aprì piano gli occhi, le sussurrò: “Non so neanche chi sei, ma stai simpatica a mia sorella…per cui ti porto via di qui…sembri ridotta male…puoi camminare?” . La ragazza annuì con una smorfia di dolore… “Avanti…seguimi…dai su coraggio: se resti nelle mani di quella gente non sai cosa potrebbero farti…violenze, torture…” Con un fil di voce, Cassie rispose al suo salvatore, con sarcasmo: “Torture? Ma non mi dire…” Si sollevò piano appoggiandosi al braccio vero di Cercil, poi cercò di camminare, ma le ginocchia le cedetterò… “Mi dispiace ragazzo…sarei veramente entusiasta di seguirti, ma temo che il mio corpo abbia deciso di non collaborare…” si asciugò un rivolo di sangue dall’angolo della bocca. “E va bene…” disse Cercil “ti porto io…scusa la mancanza di delicatezza, ma vorrei conservare i tre arti che mi son rimasti…dobbiamo filare…ohissa!” e la sollevò come fosse un fuscello, sistemandosela sulla spalla bionica come fosse un sacco di patate.    Camminando rasente ai muri, col suo insolito “bottino” raggiunse la scala, ma all’improvviso... “Ehi quel mezzo cyborg se la sta svignando con la nostra pollastrella!”
 “Oh merda! Lo dicevo che stava andando troppo liscia…”                                                                                        

Mentre ancora inveiva mentalmente contro i suoi superiori, vagando senza meta per le strade della città, Jack si riscosse sentendo degli spari. Si avvicinò verso la fonte del rumore, seguendo la cortina di fumo che si levava dai palazzi davanti a lui. Svoltato l’angolo si trovò davanti a una guerriglia tra bande armate e polizia… “Che deliziosa scaramuccia…oh cazzo…” Impallidendo osservò un tizio con un fucile a canne mozze, che trascinava Cassandra per i capelli e, sollevatala di peso come un trofeo di caccia, la gettava sulla sua moto, riprendendo poi a sparare davanti a sé. “Devo raggiungerla…sembra messa male…deve avere avuto un incontro col Cyborg…ehi ma quello chi diavolo è?” Un ragazzo di circa 16 anni, coi capelli a spazzola, gli occhi sinceri e un braccio bionico, stava aiutando Cassie a scappare…ma perché mai? “Quella ragazza ha degli amici ovunque…non pensavo se la facesse anche coi ragazzini…va beh…meglio seguirli, va’…” e, tiratosi, il cappuccio sul viso strisciò nelle viuzze limitrofe, sempre tenendo d’occhio i due fuggitivi… “Merda li hanno beccati! Certo che questo ragazzino però ha fegato…quasi, quasi lo assumo…” poggiò a terra lo zaino e ne tirò fuori un fucile zincato, color cielo d’Irlanda, mirando dritto in mezzo agli occhi del più vicino degli sgherri che Cercil e Cassandra avevano alle costole…


Alice

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