Ed ecco la bella ragazza, la principessa della favola, la fanciulla in pericolo, l'amante del nostro eroe, riposta nel retro di questa vecchia auto diesel come un qualsiasi manufatto di nessun valore. Una Polly Pocket chiusa ermeticamente nel tempio maledetto di Mighty Max. Non mi agito, non ne ho motivo, non dico sia facile, ma non ne ho, di motivi. Sopravvivrà, ne sono certo. E' più che addestrata, addestramento militare intendo, ha un carattere forte e poi, è una donna, si sa, le donne sono abituate a ogni genere di demoni, le donne sopravvivono sempre. Eh sì ce lo spariamo in faccia ogni volta, per mascherare la maschia codardìa, come se fosse vero. EH, eh, eh.. Non è facile guardarla soffrire, è ancor meno facile farla soffrire. Ma in fondo basta fare appello alle mie perversioni, lasciare andare il proprio serpente piumato contro la prole della speranza stessa. Scordare ideali, utopie e nobili frasi da filosofi, è molto facile. De-evolvere è semplice, perchè è da lì che veniamo, la nostra origine che non se ne andrà mai. E' come permettere a un bambino di entrare gratuitamente in un parco giochi. Per sempre. Devo solo chiudere gli occhi, accettare le mostruosità incatenate nel mio capo, fissarle negli occhi ed imitarle al meglio. Devo esser l'Haran Banjo del mio corpo, muovermi come una marionetta i cui fili sono strattonati dalla sue stesse, legnose, dita. D'altra parte se fossi veramente così puro non avrebbero mai potuto memorizzarmi questa missione. Missione di un certo fascino e di una certa banalità, se si toglie dall'equazione tutte le violenze cui sono costretto a godere. In certi momenti non so cosa mi dia più fastidio, l'orrore che perpetuo o la sua bassezza. Capita di sorprendermi a fantasticare di come avrei agito con maggior raffinatezza ed originalità rispetto a Jay L. "Cyborg" Coleman e allora è in quegli istanti che mi spavento veramente e mi ritrovo a riempirmi i palmi di acqua salata. Mi conforta il mio stato di osservatore-non-osservatore, per quanto è risaputo che, chi si sporge dalla finestra senza scendere nella mischia è forse peggio di chi la scatena, ma posso sempre illudermi di non essere io il vero responsabile delle mie azioni. Posso recitare una posa distaccata, ripetere la litania del bene superiore e aspettare il giorno della vendetta. Illusioni, appunto, ma necessarie. E mentre ho l'udito colmo di echi di dramma aspetto la quiete prima dell'arrivo dell'ovvia tempesta.
Ed eccoci qui. Puzza di gomma bruciata, di petrolio sprecato, archi e seghe elettriche propagati in onde attraverso la nostra carne. Jay scende, brusco come al solito, Naso di Palma aspetta ancora alla guida io ed Egger, l'essere più disgustoso del pianeta, ce ne rimaniamo a gironzolare attorno alla bauliera, inutili guardie, di un carico assai prezioso.
-E quindi, com'era ovvio pensare, non ne avete ricavato nulla. Una volta si sarebbe raccontato di lei come di un osso duro, un agente che sapeva il fatto suo, ma la verità è che oggigiorno tra gli impianti esterni e le operazioni di correzione artificiale è meccanicamente impossibile che sputino i loro amati rospi. Per così dire.-
-Oh sì, esattamente, Ras, vostra eccellenza, se permettete..- la goffa risposta di Coleman viene silenziosamente ammutolita.
- Lascia perdere, se volevo sentire ronziì meccanici mi mettevo il Black & Decker direttamente nel timpano! L' importante è non avermi deluso, per l'ennesima volta. L'hai trovata, ora portamela qui, ma portala tu, di persona, non fare entrare quegli scanna gatti matti e folli e perditempo di cui ami circondarti. Non amo i porta coda.
Esce trafelato, il cyborg, quasi incocciato, a capo basso, occhi torvi scrutano a destra e a sinistra, tenta frasi, ma troppo veloce le pensa, escono solo zampillii elettrici. Gesticola, come farnetica un sordomuto. S'avventura nella polvere del deserto e viene verso di noi, punta il dito sul mio volto e mi ordina di prenderti, mia dea. Mi spiace ma non posso farci niente. Devo tornare da te come il tuo aguzzino.
-Eccoti quaaaaaaa..-
Gli urlo sollevandola di peso e gettandola a terra, così da impanarla ben bene nella terra cocente. Sole a picco, socchiude a malapena gli occhi, è chiaramente disidratata, mi fa una pena poverina.
- Ti piace fare la brava bambina?- apro il mio miglior sorriso e mentre, spero, ascolti la mia nona sinfonia di risate, dalla terza base, arriva il punk, sfrenato come sempre a impiantarle un calcio nel costato.
-Eh, non le fanno più le bambole di una volta, non è vero Egger?-
Gli faccio all'anarchico, cercando d'issarla sulle mie spalle.
- Eh, eh, eh, vero, vero, ma a me basterebbe un buon giocattolaio, eh, eh, eh...- risponde amareggiato
- .. non mi ci fai mai giocare, mi basterebbe dondolare un po' quei suoi begli arti... eh, eh,eh,eh..-
Ora è riversa sulla mia spalla più grossa, entriamo nella fabbrica abbandonata del Ras e ancora una volta ho la certezza che sopravvivrà, come faccio ad esserne così sicuro?
Perché io sono qua proprio per questo!
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