Il freddo pungente dell'aria serotina accarezzava le sue
guance come un dinamitardo prima del 4 luglio. Occhi socchiusi come il miglior
veterano di frontiera, volto malamente coperto dal bavero del cappotto in una tiepida
imitazione di Casablanca, respiro distorto dal ciclico virus invernale, come le
migliori Fender in mano ad un gruppo di adolescenti punk esaltati dalla loro
prima erba e gonfi di ormoni come un toro da monta.
Il deserto fioriva sulla strada espandendosi a macchia d'olio, circondandolo, fino a scontornarlo, evidenziando la sua figura, come sefosse un adesivo di infantile memoria su prefabbricati sfondi da fumetto, assai più vitale delle forme con cui interagiva. Bolle di pensieri si accumulavano al di sopra del suo capo, invisibili ai soliti viandanti, non a chi, però, come lui, possedeva un dono oltre la media. Non a coloro che non solo osservavano coi sensi del corpo, ma anche coi sensi dell'anima. Non a chi godeva nel perdersi tra le spire del proprio cranio ed estendeva ogni punto di sé, fino a scomparire tra gli abissi del mondo. Non a chi moriva tra le prime luci dell'alba per rinascere al sol tramonto. Non a chi portava ogni parte del suo essere come uno stendardo di una gloriosa famiglia medioevale: guerrieri senza riposo di fronte al costante avanzare di giganti con eliche sui musi.
Vegliava levitando tra due realtà quando venne rapito dal peggiore degli incubi. L'assordante tuono del Cyborg in avvicinamento era calci in culo sui suoi timpani, tamburi aborigeni di primordiale natura avevano appena fatto un frontale con rave Industrial tedeschi consegnandogli a stento il messaggio che trasportavano:
-Hey cocco, come va? E' tanto che aspetti?-
Una strusciata sulla manica, una pioggia di saliva per le formiche e un fendente in pieno petto direttamente a Madre Natura grazie al residuo di avida bevuta, et voilà, il più gran bastardo di tutta la zona è proprio davanti a voi.
Il deserto fioriva sulla strada espandendosi a macchia d'olio, circondandolo, fino a scontornarlo, evidenziando la sua figura, come sefosse un adesivo di infantile memoria su prefabbricati sfondi da fumetto, assai più vitale delle forme con cui interagiva. Bolle di pensieri si accumulavano al di sopra del suo capo, invisibili ai soliti viandanti, non a chi, però, come lui, possedeva un dono oltre la media. Non a coloro che non solo osservavano coi sensi del corpo, ma anche coi sensi dell'anima. Non a chi godeva nel perdersi tra le spire del proprio cranio ed estendeva ogni punto di sé, fino a scomparire tra gli abissi del mondo. Non a chi moriva tra le prime luci dell'alba per rinascere al sol tramonto. Non a chi portava ogni parte del suo essere come uno stendardo di una gloriosa famiglia medioevale: guerrieri senza riposo di fronte al costante avanzare di giganti con eliche sui musi.
Vegliava levitando tra due realtà quando venne rapito dal peggiore degli incubi. L'assordante tuono del Cyborg in avvicinamento era calci in culo sui suoi timpani, tamburi aborigeni di primordiale natura avevano appena fatto un frontale con rave Industrial tedeschi consegnandogli a stento il messaggio che trasportavano:
-Hey cocco, come va? E' tanto che aspetti?-
Una strusciata sulla manica, una pioggia di saliva per le formiche e un fendente in pieno petto direttamente a Madre Natura grazie al residuo di avida bevuta, et voilà, il più gran bastardo di tutta la zona è proprio davanti a voi.
-b0L0-
Nessun commento:
Posta un commento