Il buio. Il buio era dolce. Dolce e sfocato. Appannato e
confortante. Né caldo, né freddo al suo interno. Carico e disarmante. Lei. Lei,
un puntino avvolto da un guanto incolore. Un puntino in mezzo a una distesa di
piani infranti.
Chissà perché quando si dice "incolore" si pensa spesso al bianco o, ancor meglio, a qualcosa di trasparente. È palese. L'assenza di colore è solo un' interminabile assenza di emozioni. Non si può concepire. Solo provare. Provare ed appassire al suo interno.
Tentò una sbirciatina intorno a lei. Cercò di connettere, di fare due più due, di unire i puntini, rammendare il tessuto, ma non si può spiegare l'inspiegabile. Si dice che la paura più grande, la prima, l'unica che esiste da sempre sia la madre di tutte: la paura della paura stessa, la paura dell'ignoto. Ed era esattamente ciò che provava lei, lei, un puntino che levitava nell'ignoto più puro. Una spirale stanca e debole che si abbandonò tra le braccia del buio in attesa di subire il futuro.
Le palpebre scattarono come serrande, il lungo respiro la trascinò in piedi e il grido lancinante della metropoli la salvò dalla quiete. Occhi sgranati lacrimavano su un presente fatto d'ossa e polvere.
-Non possiamo certo dire di esserci andati leggeri con te, ma... "leggerissimi", questo sì, sì che lo possiamo dire. AHAHAHH - Tuonò - Non è vero Eigger? -
Asserì così il citofono umano al centro del capannone, quel meta uomo di mefistofeliche sembianze, il cosiddetto Cyborg dai più, con disprezzo, riverenza o semplicemente abitudine.
Il punk al suo fianco srotolò la propria lingua mentre intagliava sul suo viso un sorriso di zafferano e portava il capo dall'alto verso il basso e viceversa, continuamente, per far intendere un pensiero del tutto identico a quello del capobranco. Quel che molti di noi conosco come un NON pensiero.
Il capobranco, al contrario, odiava seguire qualsivoglia altrui pensiero. Era il Cyborg, che diamine!
Con quel suo apparato vocale di robotica fattura avrebbe cucito una pelle d'oca perfino su un oca stessa! Non che prima della sua “trasformazione” fosse meno spaventoso.
Adorava i migliori cilindri sulla piazza, in ogni senso possibile. Sì, bravi, pensate alle moto, ma anche a copricapi, nonché a regole matematiche. Sì, perché, nonostante la sua ovvia esistenza distante da una forma d'educazione possibile, tutto era, tranne che un idiota. Un ricettacolo di potenzialità triturate, ecco cos'era! Con occhio rettiliano ti scrutava, attentamente, insinuandosi nei più reconditi angoli del tuo io. Non diceva niente, sorrideva, scherzava, ma sapeva, vedeva, capiva. Ecco la sua più grande dote: raggi X che non si fermavano nemmeno col piombo. Investito di un lungo pastrano e stivaletti di cuoio, ricordava un buffo personaggio ottocentesco, o un Napoleone alla moda per chi non sapeva niente di storia. In certe sere poteva ricordare un pirata, uno di quelli dei libri di avventura alla Stevenson o alla Salgari. Talvolta gli mancava solo il pappagallo sulle spalle, veramente! Ma bando a nostalgici sentimenti. Qua non siamo in un romanzo. Né in un film degli anni '50. Qua abbiamo un donzella in pericolo, non abbiamo tempo per malvagi che acquistano le simpatie dei lettori.
E quindi, Eigger, il punk dai neuroni persi e mai più ritrovati, diede un ennesima scudisciata sulla colonna vertebrale della nostra eroina. Lasciò cadere il taser del risveglio, non voleva che si addormentasse troppo presto.
Il fulgido metallo slanciato che li conteneva non poté fermare le grida che infilzavano le nuvole nel nuovo giorno di autunno che si apprestava a nascere nella grande città. Il vortice sonoro riecheggiò per miglia e miglia, ma al confine con la periferia e la corruzione poco si può sperare se si è dalla parte disgraziata della barricata.
-Il tuo prezioso oggetto è in mano nostra, ma lo sai, senza la chiave... Beh: senza la chiave è spazzatura e tu ci potresti aiutare a trovarla. Ma…ma so che non lo farai, sinceramente non credo tu ci serva a qualcosa, vorrei tanto ucciderti, ma mi pagano bene per fare tante cose e, Dio, non sono uno sciocco…- Sentenziò la quasi macchina avvicinando il suo spettrale ed unto volto alle sanguigne labbra della sua prigioniera, senza mai toccarle, sussurrandole parole di morte.
Chissà perché quando si dice "incolore" si pensa spesso al bianco o, ancor meglio, a qualcosa di trasparente. È palese. L'assenza di colore è solo un' interminabile assenza di emozioni. Non si può concepire. Solo provare. Provare ed appassire al suo interno.
Tentò una sbirciatina intorno a lei. Cercò di connettere, di fare due più due, di unire i puntini, rammendare il tessuto, ma non si può spiegare l'inspiegabile. Si dice che la paura più grande, la prima, l'unica che esiste da sempre sia la madre di tutte: la paura della paura stessa, la paura dell'ignoto. Ed era esattamente ciò che provava lei, lei, un puntino che levitava nell'ignoto più puro. Una spirale stanca e debole che si abbandonò tra le braccia del buio in attesa di subire il futuro.
Le palpebre scattarono come serrande, il lungo respiro la trascinò in piedi e il grido lancinante della metropoli la salvò dalla quiete. Occhi sgranati lacrimavano su un presente fatto d'ossa e polvere.
-Non possiamo certo dire di esserci andati leggeri con te, ma... "leggerissimi", questo sì, sì che lo possiamo dire. AHAHAHH - Tuonò - Non è vero Eigger? -
Asserì così il citofono umano al centro del capannone, quel meta uomo di mefistofeliche sembianze, il cosiddetto Cyborg dai più, con disprezzo, riverenza o semplicemente abitudine.
Il punk al suo fianco srotolò la propria lingua mentre intagliava sul suo viso un sorriso di zafferano e portava il capo dall'alto verso il basso e viceversa, continuamente, per far intendere un pensiero del tutto identico a quello del capobranco. Quel che molti di noi conosco come un NON pensiero.
Il capobranco, al contrario, odiava seguire qualsivoglia altrui pensiero. Era il Cyborg, che diamine!
Con quel suo apparato vocale di robotica fattura avrebbe cucito una pelle d'oca perfino su un oca stessa! Non che prima della sua “trasformazione” fosse meno spaventoso.
Adorava i migliori cilindri sulla piazza, in ogni senso possibile. Sì, bravi, pensate alle moto, ma anche a copricapi, nonché a regole matematiche. Sì, perché, nonostante la sua ovvia esistenza distante da una forma d'educazione possibile, tutto era, tranne che un idiota. Un ricettacolo di potenzialità triturate, ecco cos'era! Con occhio rettiliano ti scrutava, attentamente, insinuandosi nei più reconditi angoli del tuo io. Non diceva niente, sorrideva, scherzava, ma sapeva, vedeva, capiva. Ecco la sua più grande dote: raggi X che non si fermavano nemmeno col piombo. Investito di un lungo pastrano e stivaletti di cuoio, ricordava un buffo personaggio ottocentesco, o un Napoleone alla moda per chi non sapeva niente di storia. In certe sere poteva ricordare un pirata, uno di quelli dei libri di avventura alla Stevenson o alla Salgari. Talvolta gli mancava solo il pappagallo sulle spalle, veramente! Ma bando a nostalgici sentimenti. Qua non siamo in un romanzo. Né in un film degli anni '50. Qua abbiamo un donzella in pericolo, non abbiamo tempo per malvagi che acquistano le simpatie dei lettori.
E quindi, Eigger, il punk dai neuroni persi e mai più ritrovati, diede un ennesima scudisciata sulla colonna vertebrale della nostra eroina. Lasciò cadere il taser del risveglio, non voleva che si addormentasse troppo presto.
Il fulgido metallo slanciato che li conteneva non poté fermare le grida che infilzavano le nuvole nel nuovo giorno di autunno che si apprestava a nascere nella grande città. Il vortice sonoro riecheggiò per miglia e miglia, ma al confine con la periferia e la corruzione poco si può sperare se si è dalla parte disgraziata della barricata.
-Il tuo prezioso oggetto è in mano nostra, ma lo sai, senza la chiave... Beh: senza la chiave è spazzatura e tu ci potresti aiutare a trovarla. Ma…ma so che non lo farai, sinceramente non credo tu ci serva a qualcosa, vorrei tanto ucciderti, ma mi pagano bene per fare tante cose e, Dio, non sono uno sciocco…- Sentenziò la quasi macchina avvicinando il suo spettrale ed unto volto alle sanguigne labbra della sua prigioniera, senza mai toccarle, sussurrandole parole di morte.
-b0L0-
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